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La chiamavano Settimana della Moda

La chiamavano Settimana della Moda. Cosa è cambiato dagli anni 80 ad oggi?

Uno scatto amarcord risalente al 1985, con protagonisti in posa davanti al Duomo di Milano i grandi nomi della moda italiana del tempo – da Valentino a Gianfranco Ferré, a Krizia, Giorgio Armani e Gianni Versace -, riporta indietro la memoria ad un decennio nostalgico, in cui il fascino del Made in Italy non solo conferiva un ideale di status symbol, ma dominava anche i mercati mondiali.

Quello scatto, diventato ormai virale, racconta la storia di un’Italia in cui la moda italiana rappresentava oggetto di orgoglio e di vanto non solo nel Bel Paese ma anche nel mondo. L’epicentro di questo clima frizzante era senza dubbio la settimana della moda, che vedeva nella Milano “da bere” e degli yuppies il suo cuore pulsante.

La settimana della moda di Milano vede la luce due volte l’anno, a febbraio e a settembre, ed insieme alle “colleghe” New York, Londra e Parigi, rappresenta l’evento più importante ed atteso del settore della moda in cui gli stilisti – sia nomi già noti che emergenti – fanno sfilare le loro collezioni con un anticipo di sei mesi rispetto alla stagione corrente.

Negli anni ’80, la settimana della moda di Milano dominava sulle altre tre. Nemmeno Parigi, che rappresentava e rappresenta ancora oggi il centro dell’Haute Couture, riusciva a competere con il successo del prêt-à-porter e dell’affermazione a livello mondiale della città meneghina. Infatti, dopo un periodo di crisi, tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980 si verificò in Italia un’importante ripresa produttiva. Contemporaneamente cominciarono ad affermarsi sul mercato italiano, e poi anche in quello estero, nuovi stilisti che firmavano in prima persona le loro collezioni. Spinti dal desiderio di rompere le regole e creare un nuovo modo di vestire, gli stilisti nostrani – tra cui in primis Giorgio Armani – lavorarono sul concetto di destrutturazione incentrato non solo sull’indumento, ma sul fatto di mettere in discussione le regole del vestire fino a quel momento esistenti. Il casual italiano nasce infatti per identificare tutto ciò che non è formale.

Il vestire all’italiana significava abbracciare il buongusto e l’innovazione. Significava sentirsi eleganti e creativi, assaporando anche l’artigianalità e il fatto a mano. Tutto ciò ha reso l’etichetta Made in Italy oggetto di vanto e marchio rivolto alla qualità. Continua a leggere cliccando il pulsante in basso >

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