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Il cinema ai tempi del social-distancing: il ritorno al drive-in

Ritorno al drive-in - Photo Credit: https://www.wallpaperflare.com/united-states-henderson-the-88-drive-in-theatre-night-retro-wallpaper-ekdvw
Ritorno al drive-in - Photo Credit: www.wallpaperflare.com

Il coronavirus ha provato a mettere in ginocchio il nostro paese, ma anche stavolta l’Italia c’è e si sta rialzando.

Siamo a pochi giorni dalla tanto attesa Fase 2, i contagi calano e il profumo estivo ci porta speranza, ma anche nuovi problemi. Paradossalmente, ora che ricominceremo a uscire dalle nostre case potremo vedere davvero i danni e le macerie lasciati da questo terrremoto.

E forse è questo che ci spaventa di più: temere che tornando in città quando riapriranno tutte le attività scopriremo che il nostro parrucchiere, il barista con il quale ci scambiavamo i malumori del lunedì mattina, la cartoleria da cui ci piace andare a prendere un semplice evidenziatore sin da quando siamo bambini, non sono sopravvissuti. E non riapriranno.

Enorme è il punto di domanda sulle piccole attività commerciali, ma anche sull’intero settore del cinema e della cultura.

Siamo diventati fruitori voraci di film e serie tv, ma come potremo tornare al cinema senza rischiare di nuovo di ricadere nell’incubo del contagio?

La risposta almeno per il cinema sembra esserci e da qualche giorno circola sui media: il Drive-In.

Senza ricorrere a stratagemmi di dubbia fattibilità quali plexiglass nelle sale, igienizzazioni ad ogni cambio di pubblico delle sedute o ingressi scaglionati in posti contingentati, i cinema possono trasformarsi e rinascere in una forma diversa.

Ecco, rinascita e cambiamento sono le parole chiave: il Covid-19 ha creato una contrazione del tempo e ci ha portato nel futuro, digitalizzando e rendendo social persino la scuola e gli anziani, che hanno imparato a videochiamare i loro nipotini, mentre molti di loro ieri ancora non sapevano aggiungere un contatto sulla rubrica del telefonino (e apposta non ho detto smartphone!).

L’Italia ha avuto un’evoluzione tecnologica che in due mesi ha concentrato progressi che un paese ottiene in anni e dai quali, per certi versi, sarà impossibile tornare indietro.

L’idea del drive-in, invece, ci proietta nel passato, nei mitici anni ’50 -’70. Guarda a caso, un periodo di boom dopo il dramma della guerra, ovvero un periodo di rinascita, di voglia di vivere e di ballare: sono gli anni incorniciati da “Grease” ed “Happy Days”, che avevano nei drive-in alcune delle loro scene salienti.

La nostalgia del passato ci porta a sognare un futuro che sia spensierato, pieno di ottimismo e di fame culturale (il ’68, in fondo, fu un movimento che nacque da questi semi). Per chi è nato negli anni ’90 sembra davvero impossibile poter vivere vent’anni con il sole in fronte: appena siamo cresciuti abbiamo conosciuto il terrorismo islamico, poi sono arrivate a rotazione le crisi globali e infine questo.

Forse l’uomo sta ricevendo una lezione importante: dobbiamo fare un salto nel futuro e riprendere alcune caratteristiche del passato, come una mobilità più dolce, un maggior rispetto della natura, un consumismo meno sfrenato. Insomma, al COVID-19 piace molto il passato, piace in parte anche il futuro, ma assolutamente non è gradito il presente.

Qui, forse, sta la chiave di tutto: siamo arrivati allo stremo delle forze mentali, al massimo sfruttamento possibile del pianeta, a livelli di stress e di ansia intollerabili.

Cancelliamo l’oggi e inventiamoci un domani che cancelli questi giorni e riparta da una società che ancora non era al collasso.

E i drive-in, quindi? Dove e come si faranno? Saranno una soluzione apprezzata?

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Scritto da Mattia Gelosa

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